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"Muslim ban", la corte federale d'Appello: "Sul decreto Trump decideremo il prima possibile"

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Udienza a San Francisco. Sentiti i legali degli Stati di Washington e del Minnesota che hanno "sospeso" il provvedimento restrittivo della Casa Bianca nei confronti di sette nazioni islamiche. Ascoltate anche le tesi della difesa del Dipartimento di Stato: "Lo stop provvisorio ai visti è per la sicurezza nazionale"

"Muslim ban", la corte federale d'Appello: "Sul decreto Trump decideremo il prima possibile"

"Prenderemo una decisione il prima possibile": così i giudici della Corte d'appello federale di San Francisco hanno chiuso l'udienza sul bando sui musulmani varato da Donald Trump. Il legale dell'accusa ha concluso affermando che il presidente degli Stati Uniti non ha agito in accordo con il Congresso, mentre l'avvocato del Dipartimento di Giustizia ha auspicato che la sentenza non dipenda da quanto scritto sui giornali. La tesi dell'accusa. Il bando sui musulmani firmato da Donald Trump causa "danni irreparabili", ha detto il legale che rappresenta gli stati di Washington e del Minnesota davanti alla corte d'appello di san Francisco. "Famiglie sono state separate, a residenti da tanto tempo negli Usa è stato impedito di viaggiare. C'è anche una perdita sul fronte delle entrate fiscali", ha spiegato il legale. "Il vero intento dietro al bando voluto da Donald Trump è la discriminazione contro i musulmani. E' stato fatto per favorire un gruppo religioso sull'altro". La tesi della difesa. "Uno stato non ha il diritto costituzionale di sfidare un divieto come quello varato dal presidente Donald Trump. Che non è un bando verso i musulmani ma un provvedimento per la sicurezza nazionale": così si è difeso invece il legale del Dipartimento di giustizia americano davanti ai giudici della corte federale d'appello. Il riferimento è allo stato di Washington e a quello del Minnesota che hanno impugnato il divieto, determinandone al momento la sospensione. Oltre la metà degli americani contrari al muslim ban. Oltre la metà degli americani è contraria al bando sugli immigrati in Usa provenienti da 7 Paesi a maggioranza islamica, varato dal presidente Donald Trump lo scorso 27 gennaio. Lo rivela un sondaggio della Quinnipiac University, segnalando che il 51% si oppone al bando, il 46% è favorevole e il 3% è incerto. E lo stop di 120 giorni per i rifugiati provenienti dalla Siria appare ancora meno popolare: è malvisto dal 60% della popolazione, con il 37% di favorevoli e il 3% di incerti. Il 70% degli intervistati si dichiara inoltre contrario al blocco definitivo dei rifugiati siriani in Usa mentre solo il 26% è favorevole. Richiesta password di accesso ai social network per ottenere il visto Nuovo ostacolo ai richiedenti un visto per gli Stati Uniti che provengono dai 7 Paesi prevalentemente musulmani (Sudan, Siria, Iraq, Iran, Somalia, Yemen e Libia) sottoposti già al cosidetto 'Muslim Ban', il divieto temporaneo di ingresso in America, da oggi sub judice presso la Corte Federale d'Appello di San Francisco. Le ambasciate Usa potranno chiedere a quanti presentano domanda tutte le password di tutti loro profili sui diversi social network da Facebook a Twitter, Instagram, per effettuare controlli più approfonditi sul loro passato. Lo ha annunciato il ministro per la Sicurezza Interna (Homeland Security) John Kelly, spiegando che l'iniziativa fa parte della direttiva generale impartita dal presidente Donald Trump di effettuare verifiche più approdondite sulle persone che vogliono venire in America e che potrebbero rappresentare una minaccia. Via libera all'oleodotto Dakota Access. I tecnici del Genio dell'esercito Usa hanno dato il loro via libera finale alla realizzazione dell'oleodotto Dakota Access, che collega i giacimenti di Bakken di shale oil, nel North Dakota, con il centro di stoccaggio di Patoka, in Illinois e da qui porterà il greggio alle raffinerie sulle coste del Golfo del Messico. Quest'ultimo oleodotto passa vicino a territori considerati sacri da alcune tribù indiane ed aveva innescato violente proteste. L'ultimo aspetto era il passaggio sotto il lago Oahe, un riserva parte del fiume Missouri. Il progetto ha un valore da 3,8 miliardi ed è lungo 1.872 km ed era insieme al Keystone Xl dal Canada, bloccato da Barack Obama e sbloccato dal presidente Donald Trump.

08/02/17 03:20

repubblica

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