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I due agenti sono stati licenziati

Pretendevano il pizzo dai borseggiatori in Centrale: poliziotti condannati a 7 anni

Pretendevano il pizzo dai borseggiatori in Centrale: poliziotti condannati a 7 anni

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I due ex agenti della Mobile specializzati nei controlli in stazione pretendevano parte della refurtiva da un gruppo di ladri di etnia rom. La minaccia che usavano con le donne: "Se non pagate vi togliamo i bambini"

Milano, 2 poliziotti condannati a 7 anni: chiedevano il pizzo ai borseggiatori della Centrale

Ricettazione e concussione. Questi i reati per cui sono stati condannati due ex agenti della squadra Mobile di Milano, accusati di avere preteso parte della refurtiva da gruppi di ladri di etnia rom nella zona della stazione Centrale. Le pene, decise dal collegio della Quarta sezione penale del tribunale di Milano, sono di 7 anni per Cosimo Tropeano e per Donato Melella. E 7 anni è proprio la pena che era stata richiesta dal pubblico ministero Letizia Mannella. I giudici hanno inoltre disposto per i due ormai ex poliziotti l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e la "immediata sospensione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione". In pratica, il giudice ha deciso per il loro licenziamento. Il tribunale ha chiesto alla procura di svolgere ulteriori indagini su fatti avvenuti nell'ottobre 2014 e nel maggio successivo, che non rientrano in questo processo. Ultima disposizione: ai due condannati deve essere confiscata la cifra di 1.500 euro ciascuno. Tanto infatti i due uomini avrebbero preteso come "stecca" dalle borseggiatrici della Centrale. L'inchiesta nasce da una serie di arresti eseguiti nel dicembre 2015. Oltre ai due agenti della Mobile messi inizialmente agli arresti domiciliari - che prima della sospensione erano assegnati proprio al contrasto del borseggio e degli scippi in stazione - finirono in carcere 23 rom, accusati di furto e associazione per delinquere e giudicati in processi separati. Secondo quanto ricostruito dall'inchiesta, i rom derubavano turisti stranieri diretti in treno a Venezia e a Roma. La procura aveva chiesto la carcerazione anche per i poliziotti, ma il gip di Milano Giuseppe Vanore decise per la misura meno afflittiva dei domiciliari. Secondo quanto ricostruito dalla procura, i borseggiatori - o meglio le borseggiatrici, spesso in azione con i figli piccoli in braccio - arrivavano a eseguire furti anche per un valore di 20mila euro a settimana. E spartivano poi i proventi con i due poliziotti. Nei mesi di Expo 2015, le pretese dei due agenti sul bottino si facevano anche più consistenti. "C'è Expo, dovete rubare di più", avrebbe intimato uno dei due agenti alle donne rom. L'inchiesta nei confronti dei due poliziotti, inizialmente affidata al pm Antonio D'Alessio, è poi stata assegnata alla collega Mannella quando il titolare è stato trasferito ad altra sede. A condurre l'indagine è stata la stessa squadra Mobile di Milano, con l'aiuto della Polizia Ferroviaria. I due agenti, nel pretendere somme dalle donne che avrebbero dovuto arrstare, le minacciavano: "Se non ci date quello che avete preso, vi togliamo i bambini e vi facciamo arrestare". Le ladre, secondo l'ordinanza di custodia che portò agli arresti dei due agenti, riuscivano ad incassare "tra i 5 e i 20 mila euro a settimana" con una serie di furti, durati circa un anno, ai danni di turisti soprattutto giapponesi e americani. I furti e le spartizioni dei proventi con gli agenti sono stati documentati dalle telecamere di sorveglianza della stazione. A incastrare i poliziotti, i filmati in cui vengono ritratti mentre ritirano materiale da dei borsoni pieni di refurtiva.  Nei capi di imputazione a carico dei due poliziotti, Cosimo Tropeano e Donato Melella (definiti dal gip "esperti" nel contrasto ai borseggi e in servizio da anni), vengono indicati soltanto due episodi di spartizione del 'bottino' con i rom, uno da 600 euro e l'altro da 1000 euro, ma l'ipotesi degli inquirenti è che i due agenti abbiano ottenuto altri soldi in relazione a molti altri furti commessi dalla banda. Nell'inchiesta sono state raccolte anche delle denunce di alcuni rom che hanno messo a verbale che l'attività di concussione degli agenti era "sistematica e risalente nel tempo". I furti sarebbero stati commessi per circa un anno, a partire dall'ottobre del 2014.  

08/02/17 05:24

repubblica

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