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Oggi la pronuncia sul diritto dei mafiosi reclusi sotto il 41 bis di ricevere pubblicazioni · La rivoluzione culturale dei nuovi padrini di ATTILIO BOLZONI e LIANA MILELLA

Libri e carcere duro, decide la Consulta

Libri e carcere duro, decide la Consulta

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Domani i giudici costituzionali si pronunceranno sul diritto dei mafiosi al 41 bis di ricevere pubblicazioni. La norma oggi vieta che siano spediti da amici e parenti. Prevarrà l’esigenza di sicurezza o il principio di libertà?

Libri e carcere duro, decide la Consulta

ROMA. Tocca alla Consulta, domani, scegliere tra le superiori esigenze della sicurezza e i diritti di chi, pur sottoposto all'isolamento e alle restrizioni del carcere duro in quanto mafioso - il famoso 41bis - pur tuttavia rivendica il suo diritto di spedire e ricevere libri e riviste. Che oggi invece, proprio una frase del 41bis, vieta espressamente. C'è un magistrato di sorveglianza di Spoleto - si chiama Fabio Gianfilippi - che il 26 aprile di un anno fa si è rivolto alla Corte costituzionale raccogliendo l'appello di un detenuto al 41bis recluso nel carcere di Terni. Le 19 pagine dell'ordinanza di Gianfilippi contrappongono articoli della Costituzione, possibili diritti del detenuto, poteri effettivi della Direzione delle carceri. Oggi il divieto di spedire, e ricevere, libri e riviste è tassativo. Gianfilippi lo considera una grave violazione del diritto del detenuto "alla libertà e segretezza della corrispondenza" (articolo 15 della Costituzione), una lesione del suo diritto a informarsi (articolo 21) e del suo diritto allo studio (articoli 33 e 34). Il giudice vede colpita e compromessa anche la Convenzione dei diritti dell'uomo che garantisce "a ogni persona il rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio, della propria corrispondenza ". Ma da che parte pende effettivamente la bilancia? Da una parte, in carcere, ci sono mafiosi che hanno commesso gravi delitti e per questo vedono contenuti i loro diritti. Dall'altra ci sono i principi sacrosanti che ovviamente devono valere anche per chi è detenuto. Un equilibrio è possibile se, nello scontro sui diritti, non viene compromessa la garanzia della sicurezza. Come deciderà la Consulta domani in camera di consiglio? Il relatore del caso è Franco Modugno, il costituzionalista indicato da M5S ed entrato alla Corte il 21 dicembre 2015. Le indiscrezioni mettono in luce dubbi e interrogativi soprattutto sulla pertinenza dei riferimenti alla Costituzione. Ci si chiede cioè se davvero si possa invocare il principio della libertà e segretezza delle comunicazioni e quello del diritto all'affettività a proposito di uno scambio di libri e riviste, visto che anche l'invio di biancheria intima potrebbe contenere un valore comunicativo. Libri vietati dalle regole sul carcere duro per la semplice ragione che quei libri e quelle riviste, inviate dal detenuto o all'opposto spedite da amici e parenti, potrebbero contenere messaggi cifrati destinati magari a impartire un ordine di morte. Il giudice Gianfilippi scrive che "un libro può far conoscere uno stato d'animo, veicolare un messaggio di vicinanza, condividere un'urgenza emotiva". Propone che tocchi ai magistrati, di volta in volta, decidere se quel pacco possa proseguire la sua strada o essere bloccato in quanto "inquinato e pericoloso". Un punto fermo sulla questione fino a oggi lo ha già messo più volte la Corte di Cassazione che con varie sentenze del 2013 e 2014 ha dato il via libera al 41bis così com'è perché né il diritto allo studio, né quello all'informazione verrebbero menomati. La Consulta, che più volte si è occupata di 41bis, ha ribadito il diritto alla difesa e quello all'informazione, per cui anche il detenuto per reati gravi può ascoltare il Tg. Ma su libri e riviste potrebbe prevalere l'esigenza della sicurezza.

08/02/17 06:20

repubblica

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