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Popolazioni in declino in 3 specie su 4, la maggioranza di gorilla, lemuri, oranghi e gibboni rischia di sparire

L'allarme: agricoltura, clima e malattie oltre la metà dei primati a rischio estinzione

L'allarme: agricoltura, clima e malattie oltre la metà dei primati a rischio estinzione

ambiente

Risultati schock dal primo grande studio che ha preso in esame tutte le regioni del mondo. Popolazioni in declino in tre specie su quattro, la maggioranza di gorilla, lemuri, oranghi e gibboni rischia di sparire. La colpa è delle attività umane che stanno distruggendo il loro habitat a ritmi crescenti. Appello dei ricercatori: "Abbiamo un'ultima opportunità per ridurre e persino eliminare le minacce"  

Agricoltura, clima e malattie: oltre la metà dei primati a rischio estinzione

OLTRE la metà delle circa cinquecento specie di primati presenti nel mondo rischia l'estinzione, mentre 3 specie su 4 stanno subendo una perdita di popolazione. Sono queste le drammatiche conclusioni di un grande studio realizzato da un'equipe di oltre trenta scienziati provenienti da tutto il mondo (compresi due italiani) e pubblicato ieri sulla rivista Science Advances. Uno degli autori della ricerca, Paul Garber dell'Università dell'Illinois, definisce i risultati raggiunti "una sirena d'allarme più forte di quanto non pensassimo precedentemente perché le prospettive non sono molto buone". Prendendo in esame la situazione nell'ecozona neotropicale (più o meno l'intera America Latina), in Africa, nel Madagascar e in Asia, gli studiosi hanno messo a fuoco un quadro complessivo dello stato di salute dei primati, arrivando a conclusioni drammatiche. I gorilla beringei sono passati da 17mila esemplari censiti nel 1995 agli attuali 3,8mila. La popolazione degli oranghi di Sumatra si è ridotta a 14mila unità. Il gibbone di Hainan, in Cina, conta ormai appena 25 individui. Tra i lemuri le specie a rischio estinzione sono ben il 94% e la situazione più critica è quella del Madagascar. Se a minacciare la maggioranza delle specie è sostanzialmente un unico motivo, la perdita del loro habitat, le cause di questa perdita hanno diverse origini, ma tutte riconducibili all'azione dell'uomo: crescente deforestazione, sviluppo dell'agricolltura, attività estrattive e di perforazione, cambiamenti climatici, nuove malattie, caccia. "Lo scopo del nostro lavoro - si legge nell'introduzione - non è quello di fare una lista dei pericoli, ma piuttosto di attirare l'attenzione sui fattori antropogenici, sia a livello globale che locale, che mettono in pericolo i primati su scala planetaria, sollecitando soluzioni sostenibili ed efficaci per accrescere le possibilità di sopravvivenza dei primati nel medio e lungo periodo". "Dobbiamo interpretare queste perdite di popolazione come segnali: ci raccontano nel nostro futuro, si tratta di un problema cruciale per il mondo", aggiunge Garber.   Ricchezza e distribuzione geografica delle specie di primati e le minacce in corso. I numeri sulla mappa indicano le specie presenti regione per regione. Nelle barre sotto le percentuali di specie minacciate e quelle che stanno subendo un declino della popolazione regione per regione. Condividi   "Per alcune specie rimane la speranza che possano essere protette, ma molte altre scompariranno nei prossimi decenni", prevede un altro degli autori dello studio, Eduardo Fernandez-Duque della Yale University. Preoccupato per i risultati della ricerca, che ha definito "molto dettagliata, tempestiva e purtroppo esatta", anche il grande primatologo Frans de Waal, autore di diversi best seller sull'intelligenza dei primati. "Le popolazioni di primati stanno chiaramente andando nella direzione sbagliata", ha commentato con amara ironia de Waal. "Abbiamo un'ultima opportunità per ridurre grandemente e persino eliminare le minacce umane ai primati e ai loro habitat, per portare avanti sforzi di conservazione e accrescere la consapevolezza generale della situazione pericolosa in cui si trovano", si legge nella ricerca. "I primati sono di importanza cruciale per l'umanità, dopo tutto tra gli esseri viventi sono i nostri parenti biologici più vicini". "Restiamo ostinatamente  convinti che la loro conservazione non è ancora una causa persa e siamo ottimisti sul fatto che la pressione ambientale e antropogenica che sta conducendo alla perdita di popolazione può ancora essere fermata. Farlo è possibile mettendo in campo immediatamente misure scientifiche, politiche e di management".

07/02/17 06:22

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